Bisogni educativi speciali al tempo del corona virus

La notte che abbiamo inviato alle famiglie il celeberrimo motto “Keep calm and carry orn” sapevamo che era appena iniziata e soprattutto non sapevamo come e quando sarebbe finita.

Unità, coesione, responsabilità

Un guscio di noce in un mare in tempesta”, avremmo potuto dirci cosa possiamo fare noi quando perfino le grandi istituzioni educative si sono fermate? Questo pensiero non ci ha neanche sfiorato… I primi giorni li abbiamo dedicati ad infondere calma “a non lasciare nessuno indietro”; in fondo non eravamo stati colti proprio di sorpresa avevamo iniziato a prendere precauzioni in gennaio, quando in tanti ci hanno dato degli allarmisti.

I nostri ragazzi, le famiglie, erano pronti quando la situazione è precipitata; la abbiamo chiamata da subito “guerra”, abbiamo spiegato che un nemico silente, invisibile, ci minacciava e che il bene di tutti dipendeva dalla responsabilità di ognuno.

In questi giorni, ho ripensato a quella sera in cui cercando di sdrammatizzare ho detto ad uno dei nostri intelligentissimi bambini non vedenti: “Il Corona Virus è bellissimo, è pericoloso, ma bellissimo.” E brevemente ne ho descritto l’immagine. La risposta ha dato la misura del sentire, una incredula e lievemente irritata vocina, osserva: “ma cosa dici?! Non può essere bella una cosa che uccide le persone.”.

Calma, rimanere calmi è l’imperativo. Arrivano le prime risposte dei genitori che confermano, così “Keep calm and carry orn” diventa il nostro silente urlo di battaglia.

Primo passo: inventario delle risorse. Tutti hanno il necessario? Purtroppo no! Alcuni bambini hanno materiali, libri, a scuola. Contattiamo i dirigenti che prontamente organizzano il recupero. I nostri ragazzi risiedono in province diverse non possiamo raggiungerli…

Consideriamo che essenziale è “il pane quotidiano”, ma anche e soprattutto il “cibo per la mente”. Non benediremo mai abbastanza postini e corrieri che sono diventati le nostre mani.

Le scelte, la responsabilità, la comprensione

Parola d’ordine ponderare le risorse, assumersi la responsabilità di fare scelte, infondere speranza.

Lontani, ma uniti. I giorni successivi sono stati difficili, abbiamo dovuto fare delle scelte.

Responsabilità. Abbiamo scelto di mantenere le attività, naturalmente a distanza, con tutti i ragazzi in età scolare, sospendendo quelle con i giovani adulti con cui abbiamo potuto mantenere solo contatti.

Scelta necessaria, ma non indolore, del resto scegliere soprattutto in campo educativo comporta sempre un corredo di responsabilità.

I ragazzi più grandi e le loro famiglie hanno compreso facendoci sentire comunità perché una comunità educante è tale se non si perde di vista il bene comune sacrificando anche all’occorrenza quanto non indispensabile.

Abbiamo protetto i progetti di inclusione dei ragazzi sostenendo i colleghi delle istituzioni scolastiche, docenti ed educatori, con corsi di formazione dedicati ed incontri a distanza.

I genitori, che più di ogni altro conoscono i propri figli, gli educatori dei servizi socio – assistenziali che non hanno interrotto le attività domiciliari sono stati la nostra fortezza, siamo diventati un “Unico Uomo” pur rispettando i reciproci ruoli.

Non abbiamo perso un giorno delle attività programmate, le abbiamo anzi implementate per resistere al “lockdown” e nella necessità generale abbiamo raddoppiato le attività che di solito mettiamo a disposizione gratuitamente.

I ragazzi e le ragazze dei corsi di informatica, hanno quotidianamente quanto letteralmente dovuto reinventare soluzioni tecniche. Piccoli e grandi, guidati dal collega Montecchiani, si sono impegnati al meglio delle proprie possibilità per compiere il proprio dovere. Constatare i risultati negli incontri di team è stata gioia infinita a conferma che l’educazione e l’istruzione sono un patrimonio irrinunciabile.

Questo “modus operandi” affidato alla speranza ed alla gioia ci ha fatto arrivare qui e così “piccolo guscio di noce nel mare in tempesta” riprendiamo le attività in presenza inguainati e bardati come nobili cavalieri e per il poi come diceva il titolo di una vecchia canzone: “The wonders you perform”.

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